La Chiesa di San Sebastiano e Tommaso Giaquinto

 

La chiesa di San Sebastiano di fondazione laica, appartenuta e gestita dall’amministrazione civica del paese, comunque già documentata nel XV secolo, fu fondata “ufficialmente” all’inizio del XVI secolo. L’aspetto attuale è riconducibile al XVIII secolo. In essa si conserva il maggiore ciclo pittorico di affreschi della produzione artistica di Tommaso Giaquinto.

Tommaso Giaquinto, allievo di Luca Giordano, visse e operò a Napoli, nel casertano e in Valle Caudina a cavallo tra la fine del XVII e i primi del XVIII secolo.

Gli studi fatti ci forniscono solo poche notizie bibliografiche. La data di nascita non è certa. Studi recenti collocano l'evento nel 1661. Figlio di Giuseppe Giaquinto e Porzia del Giudice nacque quasi certamente a Montoro Superiore (AV). Si ignorano i motivi che lo indussero, nel 1682, a lasciare con il padre il paese per recarsi a Napoli.

Nella Dichiarazione dello Stato Libero, nei documenti relativi all’Esame dello sposo egli stesso afferma di essere pittore, di abitare “alla Strada delle Salariali nelle case che sono di proprietà del Monastero di S. Teresa degli Scalzi”. Il 30 giugno del 1685 sposa Giovanna Finelli, più giovane di dieci anni. Nel 1695 figura iscritto alla Congregazione dei Pittori di Sant’Anna e San Luca. Tra i documenti sono state ritrovate trascrizioni di alcuni pagamenti per dipinti commissionati dal vescovo di Sant’Agata dei Goti, Filippo Albini. L’artista muore a Napoli “ con una dissenteria in età ancor fresca” il 21 febbraio 1717 ed il suo corpo fu seppellito nel Gesù Nuovo.

Figura minore dell’ambiente artistico meridionale operò nel retroterra napoletano, specializzandosi soprattutto nella decorazione a fresco.

L’attività di Tommaso Giaquinto, dopo la sua prima opera, la tela della Cattedrale di Sant’Agata de’ Goti, firmata e datata 1698, si esprime dal 1702 al 1713 nella valle dell’Isclero, tra Sant’Agata e Moiano.

Numerosi dipinti di Tommaso, alcuni firmati e datati, si conservano in Chiese e palazzi di Sant’ Agata e dei dintorni.

Opere

Tra le sue opere sono da ricordare oltre ad una Annunciazione, firmata e datata 1702, nella chiesa di S. Francesco di S. Agata dei Goti, una modesta serie di dipinti su tela conservati in numerose chiese dell’agro sannitico, realizzati tra il 1705 ed il 1713, i distrutti affreschi della cupola di S. Domenico in Napoli e, soprattutto, alcuni notevoli cicli di affreschi nella Cappella dei Morti della chiesa di Sant’Elpidio in Casapulla (firmati e datati 1701), nella chiesa di S. Sebastiano a Moiano (1703) e nel castello di Sant’Agata dei Goti (1710).

L’artista attinge dal vigoroso luminismo in chiave barocca di Mattia Preti, alla esperienza decorativa di Luca Giordano e di Francesco Solimena derivandone una pittura dai toni delicati dove gli elementi figurativi di una pittura aulica sono resi in un linguaggio di sapore popolaresco che riflette il gusto della provincia napoletana agli inizi del nuovo secolo. In lui, che proveniva dalla provincia, non trovavano rispondenza le spinte innovatrici del Giordano e lo spregiudicato vitalismo barocco.

L’attività di Tommaso Giaquinto, dopo la sua prima opera, la tela della Cattedrale di Sant’Agata de’ Goti, firmata e datata 1698, si esprime dal 1702 al 1713 nella valle dell’Isclero, tra Sant’Agata e Moiano.

Moiano – Chiesa di S. Sebastiano:

  • Concerto di Angeli (controfacciata)

  • Episodi della vita di Mosè (Mosè e Aronne davanti al Faraone, Il passaggio del Mar Rosso, La concessione delle tavole della legge, Il miracolo della Fonte) (navata)

  • L’annuncio ai pastori e Cacciata dei mercanti dal tempio (ultima parte delle pareti e sull’arco trionfale)

  • Il martirio e L’uccisione di S. Sebastiano (lunette del  presbiterio)

  • Geremia, Davide, Giona e Giobbe (peducci), Opere di misericordia, Gloria del Paradiso

S.Agata dei Goti

Chiesa di S. Francesco

- Annunciazione (Olio su tavola, 1702)

- Episodi dell’Antico Testamento (La conquista della terra promessa, La battaglia tra Ebrei ed Amalachiti, Sansone che abbatte i Filistei) (affreschi)

S.Agata dei Goti – Chiesa della Madonna di Montevergine:

- Madonna di Montepartenio (Olio su tela)

Chiesa del Carmine

- San Pietro, San Paolo, San Luca, San Giovanni Evangelista (Pale d’altare, Olio su tela, 1703)

Cattedrale, Cappella del Purgatorio

- L’intercessione della Vergine e S. Michele Arcangelo  (Pala d’altare)

- Cappella del Purgatorio: La Madonna della Libera (Pala d’altare)

- Cappella del Santissimo Sacramento :Intercessione di S. Agata e S. Stefano (Pala d’altare, Olio su tela, 1698)

- San Menna (Olio su tela, 1705)

Castello

- Diana e Atteone (Affresco, 1710)

Chiesa dell’Annunziata, Cappella di S, Biagio

- due medaglioni raffiguranti Santi (In uno sono raffigurati S. Filippo Neri, S. Pietro d’Alcantara, S. Biagio, S. Cristoforo, S. Maria Maddalena, S. Barbara; nell’altro sono raffigurati S. Vito, S. Agnello, S. Gennaro,, S. Orola, S. Rosa da Lima, S. Apollonia) (affreschi. 1703)

Collezione privata

- Madonna (Olio su tela, 1702), attribuita a T. Giaquinto

Chiesa parrocchiale della frazione di Bagnoli

- Compianto su Cristo Morto (Olio su tela, MDC…VII)

Casapulla (CE) - Chiesa di S. Elpidio, Cappella del Monte dei Morti

- Il Trionfo della Morte, (Ciclo di affreschi, 1701)


 

Il ciclo pittorico della Chiesa di San Sebastiano di Moiano


Fra le opere del Giaquinto spicca il ciclo di San Sebastiano in Moiano (Bn), affrescato fra il 1703 ed il 1710, dove si succedono alle scene bibliche della navata, alcuni episodi tratti dal Nuovo Testamento.

Alle vicende del martirio del Santo Eponimo, si succedono, in un crescendo temporale dalla storia antica alla cronaca di quegli anni, i racconti delle calamità, quali la peste o il terremoto, sublimandosi, in un trionfo di luci, forme e colori, nell’esaltazione della Gloria Celeste.

La narrazione si sviluppa lungo le pareti della navata, senza soluzione di continuità con le scene dell’arco trionfale e con il Concerto di Angeli della controfacciata, dove il restauro ha consentito di riportare alla luce quanto era coperto da un organo, oltre a un puttino emerso sotto lo strato di intonaco, ripristinando in tal modo gli originali valori compositivi. Il registro arioso e solare di Giaquinto si manifesta appieno nei riquadri raffiguranti gli Episodi della vita di Mosè, dove lo stile narrativo pacato e misurato si esprime nelle azioni decorose,mai declamatorie,dei protagonisti inseriti in paesaggi ampi e rischiarati. Il tono didascalico si fa ammonitore nelle due scene che decorano l’arco trionfale, dove Giaquinto risolve le difficoltà di impaginazione derivate dall’angustia delle superfici, inserendo nelle parti inferiori dei due archivolti gli episodi dell’Annuncio ai pastori e “La Cacciata dei mercanti dal Tempio”.

In quest’ultimo evidenti sono i richiami alla composizione di analogo soggetto dipinta da Luca Giordano per la controfacciata dei Gerolomini, da cui riprende in particolare, oltre al colonnato sullo sfondo, la citazione del personaggio seduto sul piedistallo mentre viene cacciato dal Cristo. Di forte valore allusivo la scena del mercante che, sopraffatto dalla sua stessa avidità, precipita per le scale nel tentativo di recuperare il denaro fuoriuscito dalla borsa, che non a caso va a cadere sulla firma del pittore: forse un ammonimento ai committenti delle spettanze a lui dovute. Il ciclo decorativo prende quota in un crescendo di drammatizzazione nelle due lunette affrescate con il Martirio e l’Uccisione del Santo.

All’intensità espressiva e dinamica degli arcieri, quasi deformati dallo sforzo di tendere gli archi per scagliare i dardi sul corpo incurvato del Santo, fa riscontro nell’altra lunetta la scena della sua verberazione, dove risaltano nella violenza dell’atto le anatomie contratte del martire e dei suoi carnefici, resi con denso e insistito chiaroscuro. Ai piedi di Diocleziano, seduto in trono nell’atto di comandare il supplizio appare, con atteggiamento estraneo allo svolgimento della scena e con lo sguardo rivolto ai riguardanti, un giovane soldato dall’elmo piumato che cela probabilmente l’autoritratto del pittore. Al di sopra dei pennacchi, dove sono dipinti i profeti Geremia, Davide, Giona e Giobbe  si imposta la cupola. La partecipazione devozionale e pietistica cede il passo ad un più commosso ed emozionato turbamento nella visione cronachistica delle vittime della peste e del terremoto con le scene –ormai consuete dopo i modelli di Preti e del Giordano di figure oranti, di soccorritori stravolti dalla fatica e dal dolore, di corpi abbandonati o trascinati dai seppellitori, mentre i flagelli vengono raffigurati nella donna piagata e nel diavolo scacciati dall’arcangelo Michele. I temi della peste e del terremoto erano d’altra parte tornati in voga dopo l’epidemia che aveva sconvolto la Puglia nel 1690 e in seguito alla scossa sismica che proprio nel 1702 produsse in Valle Caudina non poche devastazioni. Il vorticoso racconto delle opere di carità e assistenza, vero e proprio manifesto visivo delle finalità statutarie della congrega che commissionò il ciclo, aumenta il suo movimento circolare nella schiera di Santi e Martiri in adorazione della Trinità e della Vergine, mentre l’iconografia dell’Esaltazione della Croce, sollevata da un nugolo di angeli in volo, diventa il perno su cui ruota l’intera composizione che si dissolve man mano verso il lanternino nelle trasparenze dorate del punto colore, campito entro le linee di un disegno appena accennato. Il ciclo di San Sebastiano, il più esteso di Tommaso Giaquinto, rappresenta quindi un notevole documento della sua cultura artistica, intrisa di naturalismo provinciale maturato negli anni della formazione e nutrita in seguito nella scuola di Luca Giordano dai più svariati maestri, dal Lanfranco filtrato dal Beinaschi, a Mattia Preti, fino al classicismo di Francesco Solimena, vale a dire i modelli in voga a Napoli nell’ultimo ventennio del secolo. Giaquinto sembra qui mettere a frutto le diverse esperienze accumulate nella bottega del Giordano, elaborando un linguaggio pittorico non risolto nella pedissequa imitazione del maestro, ma indirizzato verso una personalissima elaborazione stilistica, felice sintesi di equilibrio compositivo e vivacità narrativa.

Fonti:

Tommaso Giaquinto: brevi note biografiche a cura di Francesca Furia.

Tommaso Giaquinto a Moiano e a Sant’Agata de’Goti - di Giovanni Parente.

 

 

--------------------
 


 

La Chiesa di San Pietro Apostolo

(Breve nota tratta dall'opuscolo: A Don Roberto Cesare: per i venticinque anni del servizio pastorale - 1993)

 

DOCUMENTO STRALCIATO DALL'ARCHIVIO PARROCCHIALE


Le lacunosità delle fonti d'archivio non consentono, purtroppo, di datare la fondazione della chiesa.

Sappiamo, comunque, che nel 1476 “A Don Nicolò Mango Sacerdote della Terra d'Airola, viene conferita la Cappella, seu Cappellania, o Vicario, perpetua, della Parrocchiale Chiesa di S. Pietro di Moiano, Diocesi di S. Agata, per morte di D. Antonio Mango, ed tutti onori, emolumenti, e pesi, mediante Bolla spedita per Oliviero Cardinale di Napoli, Legato Apostolico per Sisto Quarto Pontefice; spedita in Napoli a 9.Xmbre ".

La chiesa costituita, probabilmente, da un'unica navata che, lungo il suo asse di sviluppo longitudinale, fiancheggiava l'odierna via Sannita - avente all'interno alcuni altari rispondenti a benefici ecclesiastici e con l'altare maggiore sormontato da un dipinto raffigurante San Pietro non subisce, pare, alterazioni di un certo rilievo fino alla seconda metà del XVII secolo, allorquando viene quasi completamente rasa al suolo durante il terremoto del 5 giugno 1688 (alle ore 16,45 circa).

E non poche sono le difficoltà circa la sua ricostruzione: è nondimeno interessante notare, infatti, come il Vescovo Filippo Albini, in visita pastorale ne11701, esorti gli amministratori del tempo a reperire i finanziamenti necessari, evidentemente carenti, data, anche, la lunga sospensione dei lavori. Il nuovo tempio, inaugurato e solennemente benedetto dal Vicario generale D. Nicola Gualtieri l'8 marzo 1717, sorge su un impianto a croce latina trinavata il cui asse maggiore di sviluppo è parallelo non più rispetto alla via Sannita ma - mercé la donazione di un fondo appartenente ai signori De Marco - alla via Nuova San Pietro costituendo, quindi, il presupposto per il formarsi della nuova piazza.

Il XVIII secolo risulta essere, quindi, determinante: è appunto in questo arco di tempo (i lavori, attuati in più riprese, si concludono solo nel 1822), che si succedono gli interventi di celebri marmorai e stuccatori, di pittori e architetti.

A tal proposito stimiamo utile riportare un passo tratto dalla biografia di S. Alfonso Maria De' Liguori, ad opera del Tannoia, che così recita: "In Moiano la chiesa parrocchiale quanto era grande e spaziosa, altrettanto vedevasi, non dico disadorna, ma ridotta a tal segno, che anzicché casa di Dio, sembrava piuttosto un fondaco. Non essendovi modo di abbellirla, tanto si adoperò con quel zelante parroco D. Tommaso Aceti e con quelli della parrocchia, che ora non sembra più una chiesa di villa, ma sto per dire una basilica di quelle che ammiransi in Napoli ed in Roma. Ella è tutta abbellita di finissimi stucchi, gli altari son di marmo, di marmo il presbiterio, le basi dei pilastri anche di marmo; ed il presbiterio non solo è tale, ma ricchissimo e di meravigliosa bellezza (ultimato nel 1776, n.d.a.). Tutte le pitture sono di mano maestra; le suppellettili conformi alla magnificenza degli altari; ne vi è cosa che non ispiri divozione e magnificenza siccome tutto è frutto della pietà di quel parroco e di quel popolo, così lo è ancora dello zelo e delle molte sollecitudini di Mons. Liguori".

Del 1729 è l'altare della Cena, che, posto nel transetto a sinistra di chi guarda il presbiterio, affronta l'altare delle Anime Purganti, realizzato nel 1756; intorno al 1760 è terminato l'apparato decorativo delle tre navate, e nel 1777 viene sistemato l'altare maggiore che precede di tre anni il compimento del notevole battistero.

Il complesso della facciata e del campanile, con la scomparsa torre dell' orologio, invero probabile opera assai interessante dell'architetto Iardini, viene ultimato nel 1822. Eccetto, poi, alcuni interventi di restauro, operati in gran parte nella seconda metà del XIX secolo, non si verificano eventi degni di nota se non quelli che portano, sul finire dello stesso secolo, alla completa ridipintura della chiesa ad opera del locale Girolamo Santo.

Sempre in quegli anni, crediamo, il parroco Vincenzo Mango, con il solerte aiuto dei moianesi emigrati negli Stati Uniti d'America, promuove i lavori di costruzione della cappella - ultimata nel 1904 sotto la direzione di Gennaro Farace destinata ad ospitare l'immagine scolpita della Madonna della Libera, fino ad allora sistemata su di un altare posto nella navata destra in corrispondenza del varco della stessa cappella".


 

 

 

........................................................................................................................................................................................

Moiano, 20 - 21 ottobre 2007

 

Homepage del sito

 

Festa del Libro

Il perchè della Festa

Programma

Gli espositori

Gli autori

I collaboratori

Gli sponsor

 I patrocini

Spazio Scuola      

Leggere per crescere

Programma per le scuole

Le adesioni

"Un libro per amico"

La Commissione

I Vincitori

 

E-mail:

festalibro@attivamoiano.net

Il Logo

I Luoghi d'arte di Moiano

 

 

 

 

 

 

 

 Modulistica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
.......................................................